E facciamocela una risata.

La Zitella Felice

Ma sì.

In fondo cosa volete che sia successo? Un tizio ha percorso Lucca Comics travestito da scatola di croccantini per “cagne”. Sul suo travestimento era chiaramente indicato cosa intendesse:

idiota2 …e vorrei far notare che in tale definizione può rientrare ciascuna di noi in qualche momento della propria vita. Vorrei altresì far notare che la cosa è rivolta al solo genere femminile, perché invece i ragazzi – specie su internet – sono autorizzati a qualsiasi comportamento: dai selfie in bagno, alla promiscuità, all’insulto libero. Va be’. Stavamo dicendo? Di farci una risata. Certo.

Perché questa mentalità porta direttamente ai commenti che hanno seguito la pubblicazione delle foto di questo personaggio. Il 90% dei commenti maschili invocava – ATTENZIONE ATTENZIONE – la libertà di pensiero ed espressione.

Quindi, se non erro, il tizio avrebbe dovuto avere la libertà di andarsene in giro insultando all’incirca metà del genere umano senza che…

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Perché i padri ricorrono alla Pas (AP) e le madri no, e come la legge Hunziker-Bongiorno favorirebbe la violenza maschile

Fonte: Bettirossa

Mentre il gossip si interessa alle loro vite private, continua a girare lo spot lanciato da loro sull’Alienazione parentale dal titolo “Ancora un’altra storia”. Si tratta sempre di Michele Hunziker e Giulia Bongiorno che ormai ignorano anche il secondo appello fatto dai centri antiviolenza, continuando a intraprendere la strada della sensibilizzazione su un disturbo-sindrome inesistenteche mette a rischio molte delle donne che in Italia vivono una situazione di violenza domestica. Un atteggiamento che impone di approfondire e rimarcare il perché pubblicizzare qualcosa che non esiste, uno strumento che sta macchiando l’Italia di una delle più gravi violazioni dei diritti umani, non può essere a oggi considerato una svista qualsiasi. Uno spot scandaloso se si pensa che è stato prodotto anche da Rai cinema.

“Chiunque lavora a contatto stretto con la violenza sulle donne e non annovero tra costoro Doppia difesa – ha scritto in questi giorni Elvira Reale, psicologa esperta di violenza di genere – sa bene quanto siano posticci e poco significativi questi scontri tra genitori rappresentati nello spot. Dal 30% al 60% dei bambini soffre per il maltrattamento assistito (la violenza che laConvenzione di Istanbul definisce come l’assistere alla violenza esercitata dal padre sulla madre), che comprende anche ogni grave forma di violenza post-separativa: da quella psicologica e verbale (denigrazione, svalutazioni, persecuzioni e anche minacce di morte e di sottrazione dei minori ), alla violenza economica (il maggior potere economico degli uomini spesso è usato dagli stessi per ‘affamare’ la partner) e fisica”.

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Perché doppio standard e perché vorremmo rimarcare la questione dello slut shaming

Perché doppio standard e perché vorremmo rimarcare la questione dello slut shaming

Sono già passati giorni da quando abbiamo inaugurato il progetto Doppio standard. E’ un progetto in evoluzione che apre le porte ad un approccio molto simile a quello che accade in America ( e ora in tutto il mondo) quando il femminismo ha cominciato a combattere gli stereotipi di genere anche nell’immaginario comune.

Quando io, Mary, ho cominciato a occuparmi di femminismo ho rivolto tutta la mia lotta alla denuncia degli stereotipi di genere nei mezzi di comunicazione italiani a causa dell’alto grado di sessismo in essi. Ho parlato anche di violenza sulle donne, di discriminazioni eccetera. Il punto è che noi continueremo a parlare di questi temi ma non è sufficiente chiedere un cambiamento dei media, del rapporto tra i sessi, della presenza delle donne nelle stanze del potere e via dicendo senza andare a valle, ovvero la causa per cui le discriminazioni e gli stereotipi di genere (e…

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“Il mio corpo mi appartiene” di Amina Sboui

Il Ragno

Amina Sboui è diventata famosa per aver postato una foto di sé a seno nudo, con scritto sul petto “Il mio corpo mi appartiene. Non è l’onore di nessuno” in arabo, su Facebook. In seguito a questi eventi, la sua famiglia l’ha tenuta prigioniera a casa di parenti, senza permetterle di vedere nessuno o di accedere ad Internet e imbottendola di antidepressivi e sessioni di esorcismo presso l’imam locale, finché Amina non è riuscita a fuggire e a far accettare ai suoi parenti le proprie idee politiche. Successivamente, dopo la caduta della dittatura di Ben Ali seguita alle rivolte della Rivoluzione dei Gelsomini, cui Amina ha partecipato in prima persona, la ragazza è stata arrestata per aver scritto sul muro di un cimitero “FEMEN” con una bomboletta spray, poco prima di un raduno di islamisti, nella città di Kairouan. Amina

Questi i fatti, in breve. Sono passati diversi anni dal gesto…

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La violenza sulle donne è un fatto politico

Nuvolette di pensieri

Matisse

 

Il 25 novembre e per tutto il mese di novembre si riaccendono i riflettori sulla violenza di genere. Poi al giro di mese si torna nelle catacombe.

Allo stesso tempo c’è chi se ne occupa tutto l’anno, ma è un impegno invisibile, silenzioso. Ci vuole un piano di azione organico, ma sappiamo quanto sia complesso fare lavorare sinergicamente tutti gli operatori, i livelli di intervento (dalla gestione delle emergenze a quello culturale, più a lungo termine) sul lungo periodo, in maniera capillare sul territorio nazionale.

In un articolo recente si parlava della legislazione spagnola come un esempio virtuoso di protezione integrale contro la violenza di genere. A questo punto mi sorge una domanda: perché le donne spagnole hanno manifestato a Madrid lo scorso 7 novembre? Semplicemente perché hanno guardato in faccia la loro situazione, hanno rifiutato di assuefarsi alle morti delle loro sorelle, a una situazione molto simile…

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Facciamo denunce online di massa, come le donne del sito I was harassed by Manik Katyal

In rete sta succedendo qualcosa di molto interessante. Da poco è nato un blog con una serie di denunce online da parte di donne che raccontano di essere state molestate dal direttore di Emaho Magazine, Manik Katyal. Il blog si chiama I was harassed by Manik Katyal (Io sono stata molestata da Manik Katyal)

Il progetto è semplice ed efficace: le fotografe, le giornaliste e le graphic designer, raccontano la propria storia proteggendosi con l’anonimato. Il racconto della dinamica delle molestie è simile a quello che ho descritto nel libro Toglimi le mani di dosso. Molte di queste donne, infatti, con la scusa di un incontro di lavoro, sono state convinte a salire nella stanza del direttore, dove lui ha offerto loro un drink. Alcune, dopo una serie di approcci fisici, sono riuscite ad andarsene. Altre sono rimaste. Ero giovane, scrive una donna, e naif. Mi ha convinta a…

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